Introduzione
Il permesso di soggiorno è essenziale per vivere e lavorare regolarmente in Italia. Ma cosa succede quando la Questura non lo rilascia o non conclude la pratica per mesi, anche dopo un sollecito legale?
In questi casi, la legge italiana offre una soluzione: il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), che può obbligare la Questura a concludere la procedura entro un termine stabilito. ⚖️
Quando si può fare ricorso al TAR
Puoi presentare ricorso al TAR quando:
- Sono trascorsi oltre 180 giorni dalla presentazione della domanda (art. 2, L. 241/1990).
- Hai inviato un sollecito tramite il tuo avvocato e non hai ricevuto risposta.
- La Questura continua a rimandare la decisione o rifiuta di fornire informazioni.
Il silenzio della pubblica amministrazione, in questo caso, è considerato illegittimo. 💡
Cos’è il ricorso per silenzio-inadempimento
Il ricorso al TAR non serve a discutere il merito del permesso (cioè se ti spetta o no), ma a costringere la Questura a concludere il procedimento.
Si tratta di un’azione prevista dagli articoli 31 e 117 del Codice del Processo Amministrativo (D.Lgs. 104/2010).
In pratica, l’avvocato chiede al giudice amministrativo di ordinare alla Questura di:
- esaminare la pratica;
- emettere una decisione (rilascio o diniego motivato);
- farlo entro un tempo definito dal TAR, spesso 30 o 60 giorni. ⏳
Quanto tempo serve e quanto costa
Un ricorso al TAR si presenta in media entro 1–2 mesi dal momento in cui il ritardo diventa evidente.
I costi variano, ma generalmente comprendono:
- Contributo unificato di circa €300;
- Parcella legale (solitamente tra €700 e €1.500, a seconda del caso).
Se il giudice accoglie il ricorso, la Questura è obbligata a muoversi e, in molti casi, può essere condannata anche al rimborso delle spese legali. 💶
Quando il ricorso è davvero utile
È particolarmente efficace quando:
- Hai già fornito tutti i documenti richiesti e non manca nulla;
- Il ritardo è ingiustificato e va avanti da oltre 6 mesi;
- Hai necessità urgenti (es. contratto di lavoro, viaggi, ricongiungimento familiare).
Un avvocato esperto in immigrazione e diritto amministrativo saprà valutare se il tuo caso è pronto per un’azione legale o se conviene prima inviare un ultimo sollecito. 📄
E se la Questura continua a ignorare anche dopo la sentenza?
In casi estremi, se la Questura non rispetta l’ordine del TAR, l’avvocato può:
- chiedere l’intervento del commissario ad acta, una figura nominata dal giudice per sostituirsi alla Questura e concludere il procedimento;
- chiedere anche un risarcimento danni per il ritardo ingiustificato. ⚠️
Esempi pratici
Ecco alcune situazioni in cui il ricorso al TAR ha risolto blocchi burocratici:
- Permesso per lavoro subordinato: pratica ferma da oltre 8 mesi, il TAR ha obbligato la Questura di Roma a rilasciare il documento entro 45 giorni.
- Permesso per motivi familiari: dopo due solleciti ignorati, il TAR Lombardia ha accolto il ricorso e imposto una decisione entro 30 giorni.
- Rinnovo respinto senza motivazione: il TAR ha annullato il diniego per mancanza di spiegazioni adeguate.
Questi esempi dimostrano che la via giudiziaria funziona quando la pubblica amministrazione non rispetta i tempi. ⚖️
Conclusione
Il ritardo della Questura non è solo frustrante, ma può mettere a rischio la tua vita in Italia: lavoro, famiglia, viaggi e diritti fondamentali.
Un ricorso al TAR, gestito da un avvocato esperto in immigrazione, è lo strumento legale più rapido ed efficace per far valere i tuoi diritti e ottenere finalmente il tuo permesso di soggiorno.



